Decrescita o Impoverimento?

di Marco Cedolin

La stima dell’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) resa nota oggi mette in evidenza un calo dei consumi dello 0,7% nel primo trimestre del 2008, mentre lo scorso mese di marzo registra un –1,7% rispetto al marzo 2007. I risultati di un’indagine condotta dal Dipartimento di sociologia economica dell’Università di Messina, pubblicati su Repubblica, raccontano di “un’inflazione reale” più che raddoppiata nel corso degli ultimi 4 anni.
Come conseguenza di una situazione sempre più drammatica, in questa Italia che anziché rialzarsi, secondo i dettami degli spot elettorali, sta affossandosi sempre più sulle ginocchia, le famiglie italiane in crescente difficoltà stanno cambiando le proprie abitudini. Ripiegano per i propri acquisti sui negozi cinesi (soprattutto per quanto concerne l’abbigliamento) e scelgono prodotti di scarsa qualità, fanno scorte alimentari seguendo le offerte promozionali dei discount e coltivano il pezzo di terreno ricevuto in eredità dal nonno per avere frutta e verdura di buona qualità a basso costo.

Molte volte quando scrivo o parlo di decrescita, qualcuno di fronte al progressivo impoverimento delle famiglie italiane sottolinea che la decrescita è già in atto e non si tratta in fondo di una gran bella cosa. Confondere l’impoverimento con la decrescita è un atteggiamento abbastanza comune e tutto sommato comprensibile per chi non abbia approfondito l’argomento ma rischia di creare una confusione di fondo in grado di far perdere ogni coordinata.
L’impoverimento e la decrescita non hanno nulla in comune, anche se una delle tante risultanti di entrambe le situazioni può essere costituita dal ritornare a coltivare l’orticello ereditato dal nonno, pratica comunque virtuosa in sé a prescindere dalle motivazioni che hanno indotto la scelta.

L’impoverimento è una situazione imposta dalla congiuntura economica che determina un decadimento del benessere individuale. L’impoverito è costretto ad acquistare merci a basso costo di qualità scadente, importate da paesi a migliaia di km di distanza. L’impoverito deve basare la propria alimentazione sulle offerte promozionali dei discount, a fronte di viaggi in auto alla ricerca della promozione più alettante e di prodotti che spesso arrivano da molto lontano, dalle dubbie qualità sia sotto l’aspetto organolettico sia dal punto di vista nutrizionale. L’impoverito è costretto ad operare delle rinunce che mettono a repentaglio il suo benessere e la qualità della sua vita, solamente al fine di ottenere un risparmio monetario che possa permettergli di sopravvivere.

La decrescita (a prescindere dal fatto che si tratti di quella teorizzata da Serge Latouche o di quella “felice” praticata da Maurizio Pallante) non mira a diminuire il benessere delle persone, ma al contrario si propone di migliorarlo ed accrescere la qualità di vita dell’individuo.
La decrescita non passa attraverso l’impoverimento, tenta semplicemente di ridurre la dipendenza delle persone dall’economia rendendole più libere ed autosufficienti senza deprivarle assolutamente del loro benessere.
La decrescita pretende la ristrutturazione degli edifici in funzione del loro rendimento energetico, creando in questo modo posti di lavoro e risparmi dei consumi. La decrescita persegue il miglioramento della rete di distribuzione dell’energia, un miglioramento in grado di creare occupazione e taglio degli sprechi energetici. La decrescita privilegia la filiera corta ed i prodotti locali in un’ottica di ridotta movimentazione delle merci, risparmio economico e miglioramento della qualità degli stessi. La decrescita non mira a ridurre il potere di acquisto dei salari ma al contrario intende integrarlo attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono che permettono di ridurre il numero di beni dei quali è necessario l’acquisto sotto forma di merci. La decrescita si oppone alla società globalizzata dove persone sempre più povere sono costrette ad acquistare merci sempre più povere (il cui costo è determinato in larga parte dal loro trasporto inquinante per migliaia di km) e propone una società a misura d’uomo dove sia possibile riscoprire il senso della comunità, ricostruire rapporti conviviali, privilegiare la qualità alla quantità ed al gigantismo. La decrescita vuole ridare un senso al lavoro interpretandolo come valorizzazione delle qualità dell’individuo, del suo estro e della sua creatività finalizzato a “creare” qualcosa di utile, in netta contrapposizione con lo svilimento attuale del mondo del lavoro, costituito in larga parte da pratiche ripetitive e meccaniche di scarsa utilità (i call center rappresentano un esempio su tutti) in grado di produrre solo alienazione e salari insufficienti a garantire una sopravvivenza dignitosa.

L’impoverimento rappresenta semplicemente il futuro di un modello di sviluppo basato sulla crescita infinita dei consumi che nel momento in cui i consumi cessano di crescere inizia a creare esclusione sociale e precarietà, esattamente il contrario della decrescita che si muove per evitare che tutto ciò accada.

Marco Cedolin

http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8778

PAUSA DI RIFLESSIONE oltre lo sviluppo

logo decrescita - otto erre

Siamo nati solo per consumare?

Stiamo vivendo a spese delle generazioni future?

Conta di più avere o essere?

Siamo macchine o animali?

Siamo uomini o automobili?

Siamo liquidi o solidi?

Mettendo una macchina sull’altra arriveremo sulla luna?

La terra è il nostro giardino?

Abbiamo interessi o valori?

Siamo cacciatori o cacciati?

Il pianeta è in vendita?

L’acqua è un bene comune?

Dove stiamo correndo?

Non si vive di solo PIL

 
 
  
    
 
 

:: PAUSA DI RIFLESSIONE
OLTRE LO SVILUPPO

Sentiamo spesso parlare di benessere economico e di PIL (Prodotto interno lordo) come se fossero termini equivalenti.

Sentiamo spesso parlare della necessità di produrre di più e di consumare di più come se questi fossero i più importanti o gli unici scopi della vita e come se le risorse naturali del pianeta fossero infinite. Come se le modalità con cui si raggiungono questi obbiettivi fossero ininfluenti.

Viviamo all’insegna della accelerazione, della velocità, della esternalizzazione, della “ir-responsabilità”. Questo non ci riguarda, quest’altro non è di nostra competenza, i colpevoli sono più in alto, più in basso, e noi che possiamo farci?

Approfondendo il tema della decrescita la biblioteca vuole innanzitutto dire: no, m’interessa, ci interessa, we care, vogliamo saperne di più, vogliamo capire come si potrebbe produrre, vivere e consumare in un modo diverso. Ci sentiamo responsabili verso il pianeta, verso le generazioni che verranno, verso la nostra coscienza, verso i saperi e i linguaggi che vengono emarginati, dimenticati, condannati all’irrilevanza.

Per questo vi proponiamo una pausa di riflessione.

Otto siti web per capire la decrescita

sito decrescita.it www.decrescita.it

Rete per la decrescita serena, pacifica e solidale.

sito tempomat.it www.tempomat.it

Tempomat: osservatorio nazionale sulle banche del tempo.

sito retegas.org www.retegas.org

Gruppi di acquisto solidale: rete nazionale di collegamento dei Gas.

sito cittamobile.it www.cittamobile.it

Associzione delle città italiane per la mobilità sostenibile e lo sviluppo dei trasporti.

sito acquabenecomune.org www.acquabenecomune.org

Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

sito altreconomia.it www.altreconomia.it

Altreconomia: l’informazione per agire.

sito viviconstile.org www.viviconstile.org

Vivi con stile: una guida al vivere quotidiano (a cura di Legambiente.

sito ciclobby.it www.ciclobby.it/ciclobby/

FIAB Ciclobby Onlus.

 

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