“Selvatici” batte Società dei consumi 20 a 4

 

Nicola nel suo ultimo post su “Ortodicarta” ha configurato in maniera istintiva, ragionata e completa i suoi progetti di vita per gli anni a venire: i progetti di vita di un permacultore.

Il post è da leggere e metabolizzare lentamente, in modo particolare da chi stà meditando o sognando uno stile di vita “rurale”. Nicola è un progettatore, segue un filo proprio fatto di culture, di pratiche e di curiosità (a volte troppo anglofono), chi frequenta il suo blog lo capisce subito, ma questa è una dote rara, pochi lo sono o vogliono esserlo.

Al post sono seguiti una ridda di commenti, e francamente in molti casi si poteva fare a meno di scriverli, sarebbe stata una buona pratica di Decrescita.

Il nocciolo (che perlomeno interessa a me) è questo: chi sceglie uno stile di vita “altro”,  che  può definire resilienza, semplicità volontaria, transizione, decrescita o come altro crede, per intraprenderlo deve “progettarlo” ma prima ancora deve immaginarlo cioè averne la visione, il desiderio .

Ma se visione, desiderio, utopia sono moti del nostro profondo interriore, la progettazione, oltre che dalle capacità, dai talenti di ciascuno, è influenzata da alcune variabili: i soldi, l’età, il territorio o meglio bioregione, l’esperienza e la formazione culturale.

Se c’è un buon capitale disponibile è possibile trovare un luogo adatto, ettari di terreno, una casa in bioedilizia, riscaldamento con caldaia a riciclo dei fumi e elementi a batiscopa, pannelli solari, impianto eolico,  riciclo delle acque … poi adotti tutte le tecniche agricole che vuoi … fare l’agriturismo, i corsi, gli stages …

Se di soldi non ne hai  trovi una casetta in sasso infrattata in qualche montagna, ti ricavi l’orto, ripari le finestre e il tetto, ti fai un cesso nel bosco a 200 mt ( dici con orgoglio che sono il sentiero della tua libertà ) e il bagno nella tinozza, ti scaldi con la stufa e ti inventi qualche lavoro per campare, magari dopo qualche anno ti prendi un paio di pannelli solar usati e alla sera finalmente leggi o miracolo, ti procuri un portatile e ti colleghi a internet (salendo sulla montagna dove arrivano un paio di tacche di antenna). Dopo un tot di anni o quando i tuoi anni diventano tanti quei 200 mt. sotto una bufera di neve o un temporale tropicale improvvisamente ti appaiono troppi, improvvisamente da sentiero di libertà si trasmutano in cilicio dell’ingiustizia, le mani ormai screpolate e paonazze si rifiutano di lavare con la lisciva i tuoi 4 stracci e pensi quanto è bello infilarsi sotto la doccia di mamma con l’acqua bollente e il pavimento tiepido, ma tiepido che ti crogioli nel godimento. Quando poi viene la stagione del taglio del bosco ti domandi  perchè sei l’unico pirla che si ostina a usare una sega a mano e a trasportare la legna a spalla, ti chiedi anche perchè quando raramente scendi a valle gli amici ti dicono che puzzi di fumo.

Allora capisci che gli anni della natura selvaggia sono finiti, è stato meraviglioso ma adesso è tempo di tornare a valle, perchè devi iniziare un’altra stagione della vita, misurare le forze, camminare lentamente per non schiantarti.

Se sei giovane puoi sperimentarti, gironzolare, fare tentativi, occupare case, vivere in una yurta, puoi sbagliare e ricominciare, progettare e disfare e riprogettare. Ad un certo punto, quando ti accorgi di aver impiantato una decina di orti, messo a dimora un centinaio di alberi da frutta senza mangiare un frutto, traslocato ad ogni girar di vento o umore  ti rendi conto che hai bisogno di fermarti altrimenti arriva il tempo che la verdura e i frutti ti toccherà andare alla COOP a prenderli.

Spesso si è pure confusi da culture romantiche, da esperienze parziali, da ignoranza: vai in un posto che a maggio ti sembra l’eden terrestre poi a dicembre ti accorgi che il sole non supera la cresta e tu sei all’ombra per 4 mesi a – 10° costante, studi e raccogli le erbe spontanee commestibili pensando “la dispensa della natura è infinita” ma la dispensa apre ad aprile e chiude a fine giugno, le radici di rovo al forno le mangi una volta poi basta e la misticanza con il pane integrale è roba da suicidio gastonomico quindi prendi il libro delle 5000 piante commestibili  e lo regali a uno che non sopporti, almeno soffre un poco. Passi anni a piantare e conservare semi di pomodori gialli, rosa, neri, a pallini viola poi alla fine quello che ti piace è il “cuore di bue”, dissemini la montagna di topinambur che esteticamente in fioritura sono uno spettacolo, ma nel tuo piatto alla sola vista sono in grado di provocarti la produzione di una cisterna di biogas.

Il  territorio, quello andrebbe scelto con molta cura: quindi vai a vivere in una zona fittamente popolata da “alternativi” di ogni genere e grado, organizzi e partecipi a incontri, raduni, cene conviviali, feste … poi il gruppo d’acquisto. Fai il giro di tutti, una specie di propaganda porta a porta, alla fine parti con la macchina (tua) fai la spesa collettiva, suddividi il tutto e lo consegni. Ti aspetti di risentirti … aspetti e speri. Rifai il giro porta a porta, riparti, distribuisci e aspetti … stiamo ancora aspettando adesso. Apri la casa a chi arriva: loro passano entusiasti, ti dicono che gli piacerebbe vivere proprio li, in quella casa accanto alla tua, quindi si fermano per settimane, per ambientarsi, per integrarsi … dopo un mese devi spiegargli che la legna, per entrare nella stufa deve essere tagliata, portata dal bosco e spaccata in piccoli pezzi … non arriva da sola! Si fermano e dato che sono duri e puri loro più di venti euro a settimana non spendono per mangiare! Niente caffè, niente formaggio, niente dolci … ma il tavernello, quello si … tu sei democratico e il caffè lo offri a ogni fine pasto, al mattino qli fai pure la torta,  e con la pasta? Sorridi:  tanto di formaggio usano il tuo. Poi li trovi nel bar del paese: cappuccio, brioches e panino col salame!! Li ospiti a gruppi, loro al mattino passano in cucina, ti salutano e vanno a conoscere il territorio nel suo intimo … tornano alla sera e vanno a dormire perchè il giorno dopo passano in cucina, ti salutano e vanno a conoscere … dopo un mese di questa litania vanno! Fanculo!

Per fortuna avevamo fatto un bel progetto, siamo partiti senza soldi e siamo arrivati senza soldi, ma il progetto si è realizzato: vivere degnamente e felicemente  senza vendere il nostro tempo di vita per un guadagno, partecipando il meno possibile allo scempio del pianeta e dei suoi abitanti non umani e umani.

Come dicevo all’inizio occorre un buon progetto. Io e la Manù in questo anno di grazia 2011 riusciamo a vivere lavorando in  media non più di 4 ore sulle 24 al  giorno per procurarci reddito, le 20 ore restanti sono tempo “nostro” …

“Selvatici”  batte  Società dei consumi  20 a 4

 

http://selvatici.wordpress.com/2011/02/11/200-metri-di-liberta/#more-1915

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Una risposta

  1. interessante.
    leggevo da Nicola che hai un aratrino per motocoltivatore di cui fai poco. A me servirebbe, ti interessa barattarlo con qualcosa?

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