Festa del Fuoco e della Parola sabato 6 e domenica 7 dicembre 2014

10431464_10152947673778738_7062866561322579900_n«Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento…

Festa del Fuoco e della Parola
sabato 6 e domenica 7 dicembre 2014

Quartier generale nella la Grotta del Diavolo, Monte Falerzio (Catena dei Lattari)

… Bisognerebbe stare all’aria aperta almeno due ore al giorno. Ascoltare gli anziani, lasciare che parlino della loro vita. Costruirsi delle piccole preghiere personali e usarle. Esprimere almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno. Dare attenzione a chi cade e aiutarlo a alzarsi, chiunque sia. Leggere poesie ad alta voce. Far cantare chi ama cantare

In questo modo non saremo tanto soli come adesso, impareremo di nuovo a sentire la terra su cui poggiamo i piedi e a provare una sincera simpatia per tutte le creature del creato».

(Franco Arminio)

qui tutte le info:
https://albainformazione.wordpress.com/2014/10/13/primo-congresso-nazionale-anros-italia-67-dicembre-20

STORIE di PANE e di GRANO

ESTRATTO dal film-doc STORIE DI PANE E DI GRANO di Piero Cannizzaro.

Sinossi
Tra le valli del Monte Gelbison, e del monte Gervati in provincia di Salerno vive una coppia molto particolare.
Angelo e Donatella si sono trasferiti dalla città alla campagna per cominciare una vita a contatto con i ritmi e i tempi della natura, dedicandosi alla coltivazione di unantica qualità di grano conosciuto sin dai tempi dei Romani: lantico carosella. Una testimonianza scritta di questo antico cereale si trova in alcuni documenti pubblicati a Parigi nel 700.
In alcuni giorni particolari con la farina del carosella preparano il pane in forme artistiche che vende ad alcuni estimatori e clienti affezionati. Grazie al loro lavoro adesso sono in molti a conoscere questo antico cereale che viene sempre più apprezzato dai clienti di trattorie e ristoranti dove si cucinano e propongono i piatti della tradizione locale.

Dopo aver studiato Sociologia allUniversità di Salerno, si è trasferito in uno dei più suggestivi punti del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, in un vecchio casale abbandonato a quasi 1.000 metri daltezza
Tra le valli del Monte Gelbison e del Massiccio del Cervialti, in provincia di Salerno (in uno dei punti più suggestivi del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano), la coppia ha deciso di vivere a contatto con i ritmi e i tempi della natura. I nuovi contadini hanno trovato un nuovo senso nel lavorare la terra. Istruiti e consapevoli del loro lavoro, hanno riscoperto lemozione del far nascere la vita, prendendosi il gusto di farlo integralmente, governando tutto il processo, dalla semina fino al prodotto pronto per il consumo.
Ma cè di più. La biodiversità ricreata da Angelo non si lega solo ai metodi di coltivazione e allarchitettura. La sua è una battaglia di tutela per salvaguardare soprattutto una biodiversità di tipo culturale.
Le trasformazioni della società contemporanea, anche nella zona del Pruno, hanno infatti portato i contadini, i pastori e -in generale- gli abitanti locali, a rimuovere le loro conoscenze culturali millenarie. Angelo, invece, cerca di recuperarle.
Tra le tante iniziative, ha invitato dei vecchi musicisti della zona a suonare nel suo casale, non solo con lo scopo di aggregare, come accadeva una volta, gli anziani con i giovani, ma soprattutto per far conoscere a quelle nuove generazioni i suoni della loro terra. Alcuni, infatti, dopo averli ascoltati, si appassionano e diventano dei nuovi testimoni ( e futuri guardiani) delle musiche tradizionali del Cilento. Senza questo interesse, quel patrimonio di conoscenze andrebbe inevitabilmente perso.
Regia: Piero Cannizzaro
Durata totale: 27 minuti.

BIONIERI

Buon cammino a tutte/i i 610 Bionieri!!
“Le nostre capacità, le nostre opere, sono solo minuscoli riflessi del mondo naturale, il cui ordine è innato e libero. Nessuna esperienza è paragonabile a quella di abbandonare il sentiero e dirigersi verso una parte nuova del territorio. Non per la novità in se, ma per provare la sensazione del ritorno a casa, alla totalità del nostro ambiente. “Fuori dal sentiero” è un altro nome della Via, e nel vagabondare fuori dal sentiero sta la pratica del selvatico.

Laddove – paradossalmente – svolgiamo il nostro lavoro migliore. Ma i sentieri e le vie sono necessari e li manterremo sempre. Bisogna prima camminare sul sentiero, per poi svoltare e inoltrarsi nel selvatico”.

( La pratica del Selvatico di Gary Snyder, FioriGialli Edizioni)

Bionieri è un “Rural Network”: una radura collettiva dove incrociare e scambiare saperi e sapori, utopie, progetti e memorie.
Trova le sue radici nelle pratiche e nelle filosofie della Semplicità Volontaria, Decrescita, Ecologia Profonda, Bioregionalismo
I rapporti che intercorrono tra i membri sono quelli della reciproca conoscenza, dello scambio, del dono, del mutuo aiuto quindi di natura non monetaria.
Dopo l’iscrizione potete dare corpo alla vostra pagina personale inserendo testi, foto, filmati, musica, link ecc.
Potete partecipare ai vari forum e gruppi , ma anche dare vita a gruppi e argomenti del forum, scrivere sul blog, invitare persone in sintonia, copiare il widget e inserirlo nel proprio spazio web ecc
Buon cammino Renato

 

Annunciazione!

Stiamo provando ad impostare un sito dove i bionieri potranno condividere esperienze, pratiche, teorie e notizie su autosufficenza, autoproduzione, artigianatoartistico, autocostruzione ….

Il portale provvisoriamente si chiama

 T.A.Z. temporary autarchen zone

Visitatelo, iscrivetevi e collaborate (in caso di dubbi, difficoltà ecc. scrivete a avanbardo@gmail.com)

http://bionieri.ning.com/

la quotidiana rivoluzione delle piccole scelte

Essere contadini: la quotidiana rivoluzione delle piccole scelte

 

Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 14 gennaio/marzo 2008.

«Scegliere uno stile di vita improntato alla sobrietà è il mezzo che serve da un lato per affrancarsi dai bisogni indotti e dall’altro per riappropriarsi del valore creativo del proprio lavoro, produrre opere e non “merce”. Farsi il pane, coltivare il proprio cibo, raccogliere le erbe per tisane e pomate, andare alla sorgente per bere acqua pura sono le pratiche di una quotidiana rivoluzione delle piccole scelte, che ci rende protagonisti e responsabili.»
Gruppo Selvatici

Questo brano è stato scritto per fare capire la dimensione del contadino.
Non del coltivatore diretto, che è un’altra cosa. È una figura istituzionalizzata, che paga le tasse, ha la pensione e pratica un’agricoltura redditizia, si può paragonare quindi all’operaio della fabbrica in quanto lavora per un padrone: il mercato. È soggetto alla speculazione degli intermediari che determinano il prezzo dei prodotti esercitando di fatto un potere ricattatorio nei suoi confronti, quindi è costretto a produrre in funzione di una richiesta esterna alle proprie esigenze, richiesta della terra su cui vive, ma funzionale ad un sistema economico privo di scrupoli e di coscienza.
Assoggettandosi a questo egli ha perso la propria identità, è diventato macchina all’interno di un ciclo produttivo capitalista, che lo sfrutta e lo controlla imponendogli scelte colturali, economiche, sociali. Indebitandosi per l’acquisto dei terreni e dei macchinari per fare gli impianti, per le sementi, i concimi, gli antiparassitari, egli ha creato la propria dipendenza dal denaro e dalle banche, in fin dei conti dalle multinazionali dell’agrobussines che hanno fatto del contadino un dipendente, uno sfruttato, un alienato.

Il contadino di cui parlo io, invece, è quell’individuo un po’ anarchico e un po’ sognatore, libero ed indipendente, che non ne ha mai voluto sapere di padroni e padrini, che coltiva il podere con passione ed amore sentendosi parte di quel microcosmo, di quell’ecosistema equilibrato di cui lui è semplicemente il custode e in cui agisce nel rispetto della terra, della fertilità del suolo e dei cicli naturali usando solo prodotti naturali e sementi che si rigenera da solo.
È tutt’uno con la propria terra, con gli alberi ed il selvatico, con gli animali che popolano il luogo, poiché con essi ha una relazione di empatia, di reciprocità quotidiana. Nei momenti in cui è stanco si ferma ad osservare la natura e dialoga con essa percependone il mistero, ovvero la spiritualità che è alla radice di tutte le cose, della vita. Questo è quel mondo che la globalizzazione vorrebbe fare scomparire, vorrebbe eliminare, perché è imprendibile, incontrollabile, non soggiace a regole, non lo si può comprare, mercificare, catalogare, manipolare. È qualcosa che sfugge alla loro ambizione di potere, che non si piega alle loro leggi perché è il contrario dell’omologazione, dell’appiattimento e della morte dell’anima che è alla base della società industriale, di quel fantomatico progresso che ha generato una”civiltà” di macchine, denaro, inquinamento ed alienazione che mette a repentaglio la vita stessa dell’uomo sulla terra.

Ma si sta risvegliando nella coscienza collettiva una nuova sensibilità verso i problemi dell’ambiente e dell’uomo. Una coscienza che fa si che l’uomo non sia più al centro della terra: l’ecosistema e le attività umane dovranno tener conto di tutte le relazioni per poter preservare la vita, affinché ci sia un futuro possibile anche per i nostri figli. Si stanno creando le condizioni permettere in pratica un diverso stile di vita basato sul ritorno alla terra, sulla decrescita consapevole, sul risparmio energetico, sull’alimentazione sana e naturale da ricercarsi in loco, piuttosto che lo sviluppo insostenibile, lo spreco delle risorse, il cibo spazzatura, modificato geneticamente che non si sa da dove provenga e cosa provochi.

Questo contadino è quella figura che vorrebbero eliminare con un atto buracratico-amministrativo dicendo che è scomparso, non paga le tasse e non produce per il mercato, dunque non esiste. Tant’è vero che oggi, all’anagrafe, non compare più la categoria del contadino agricoltore ma solo il coltivatore diretto.
Non è più possibile tenere animali e mangiarseli: devono essere tutti censiti all’anagrafe veterinaria e bollati con tanto di numero appiccicato l’orecchio. Devi comunicare loro le nascite e i decessi, e quanto altro ancora! Pur sapendo che, nella maggior parte dei casi, sono loro la causa del contagio di possibili malattie con le loro siringhe infette e cibo modificato (Mucca Pazza, Aviaria e lingua blu insegnano). Loro Signori, padroni della terra, politici corrotti, finanzieri, scienziati, dottori e professori, con tutto l’apparato che ci sta dietro creato per mantenere in piedi questa “Civiltà” dell’usa e getta, delle macchine e della guerra, sappiano bene che hanno costruito sì un’ impero, ma di carta, che scomparirà presto dalla scena come una comparsa fugace e non voluta nell’album del tempo e della storia.
È una “Civiltà” senza futuro, mentre la civiltà del contadino è destinata a durare nel tempo, è imperitura perché possiede un’anima ed una spiritualità: quella della terra e dell’amore che sono alla base della vita nella sua molteplicità infinita di relazioni, nella sua unità di base all’origine della materia. In simbiosi con il mistero della vita.

*Mario Cecchi fa parte del CIR (Corrispondenze Informazioni Rurali). Questo suo scritto è apparso sul bollettino numero 18 del CIR con il titolo “Orgoglio e dignità della civiltà contadina”.

Per approfondire
Chi sono i Selvatici? E che cos’è il CIR?
Ce lo raccontano i diretti interessati…
«Mi chiamo Renato. Con la mia compagna Manù siamo i “Selvatici” (all’origine era il nome della nostra newsletter) e viviamo in un vecchio borgo abbandonato del ponente ligure. Pratichiamo da anni quella che definiamo “sottrazione”: cioè un percorso di fuoriuscita dal circuito delle merci sia come produttori che come consumatori.
Facciamo parte di un Piccolo Popolo di contadini e artigiani-artisti manuali, con poca terra e pochi manufatti, che coltiva e lavora per la propria autosufficienza usando metodi antichi e innovativi allo stesso tempo (Fukuoka, orticoltura, sinergica, permacultura), che pratica l’autogestione della salute (studiando le erbe, le loro proprietà, curando con attenzione l’alimentazione eccetera) rispettando la Madre Terra.
Non siamo certo eremiti e buoni selvaggi mattacchioni: se in questo mondo globalizzato la merce ha riepmie ogni attimo della vita 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, se tutto è ridotto a merce, il gesto più radicale è non produrre e non consumare.
Siamo parte del CIR. e aderiamo alla Rete Bioregionale Italiana. Il CIR nasce nel 1998 a San Martino in Rio durante la Fiera dell’Autogestione. Le attività prevalenti sono: la pubblicazione di un bollettino a scadenza semestrale, la programmazione-organizzazione di incontri con discussioni, scambi e baratti, il lavoro comune nei luoghi che ospitano gli incontri.
Info
Per contattare il CIR e per ricevere il bollettino:
Il blog del CIR all’indirizzo http://www.cir.splinder.com/

Il blog dei Selvatici all’indirizzo http://selvatici.wordpress.com/

Etain Addey, come già migliaia di occidentali in questi ultimi venti anni, ha deciso di non prestare più il cervello alle multinazionali ma di occuparsi in prima persona della propria sopravvivenza, imparando di nuovo gesti secolari.

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__una-gioia-silenziosa.php?pn=783