Sentendo il richiamo della natura

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Questo è un blog dove teniamo le nostre esperienze di costruzione con l’argilla e altri materiali. Benvenuti a conoscere le infinite possibilità che esistono, se si vuole costruire un habitat nelle vostre mani e con materiali che ti dà i mama.Estamos Pacha molto felice di condividere questo con tutti voi.

http://www.quierobarro.blogspot.com.ar/2009/09/escuchando-el-llamado-de-la-naturaleza.html

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camperizzare una monovolume

con l’avvento del bel tempo…(speriamo)viene la voglia di rimanere qualche giorno fuori casa….la nostra monovolume si trasforma in camperino,agile, scattante, piccìrèlla è chiena è devozione cù tutt’è comodità dalla cucina due fuochi al wc chimico
dal letto spaziosissimo matrimoniale
spazio bagagli e vano deposito,pentole pentolini e cucchiarelle,taniche acqua, canoa gonfiabile,remi, ombrellone sedie e tavolino,insomma di tutto e di più…
 

 
 

 
 
 

 
 

 

 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 

    

 
 
 
 
 
 
 
 
 

spot CIEMMONA 2012

Ogni anno a Roma è organizzato alla fine di maggio un evento chiamato

 Critical Mass Interplanetaria

 o più comunemente

 CIEMMONA

 dove ciclisti provenienti da ogni parte del mondo si incontrano per pedalare tutti insieme per le strade della capitale.
E’ una delle più grandi Critical Mass d’Europa.
Vi aspettiamo tutti in bici i giorni 25, 26 e 27 maggio!!

Per info
http://www.ciemmona.org
http://www.ciclofficinepopolari.it

CICLOSPEDIZIONE DA NAPOLI A ROMA, PER LA CIEMMONA INTERPLANETARIA 2012

Siamo a nove…nove Ciemmone, dal lontano 2004
http://www.ciemmona.org/

Qualcuno qui da Napoli (il sottoscritto) non si fece sfuggire l’occasione e iniziò subito ad andarci in bici, come del resto fecero altri ciclisti da tante città d’Italia (e non solo!).
Poi, qualche …anno dopo, se ne aggregò un altro…e fummo due.
E l’anno dopo ancora – era il 2009 – cinque avventurosi, tra cui anche chi non si era mai provato su simili distanze, condivisero due bellissimi giorni di pedalate fino alla Capitale.
E, infine, nel 2011 si può dire che abbiamo fatto il botto:
http://www.youtube.com/watch?v=Qv6yiAxvp4M&list=UU_T043dd_2QuJo4V1FBN8Sg&index=5&feature=plcp

Cos’è, insomma, questa cosa che proponiamo?
Viaggio, avventura, amicizia: tutto da vivere insieme, pedalando. Tutto da provare e…”se pò ffà” 😉

A proposito, genti del Sud dirette alla capitale: dovrete passare quasi obbligatoriamente dalle nostre partii, pertanto siete invitate ad unirvi alla carovana!

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Prima di tutto una doverosa premessa per chi fosse scettico sulla fattibilità di questa mini-impresa: il numero crescente di partecipanti negli anni dimostra che SI PUO’ FARE…o, almeno, può farlo chiunque abbia una gamba da 100-110 km al giorno – come primo riferimento – e possa allungarsi fino a coprirne un’altra trentina: tanto non è una corsa, andremo a passo di cicloturista godendoci il viaggio senza affrettarci troppo ma cercando di stare nei tempi previsti, che sono comunque “testati”. E poi, se la condizione dovesse proprio venir meno, ci sarà sempre la possibilità di prendere il treno, mai troppo lontano dal nostro percorso.

Dunque, si parte di buon mattino (diciamo non oltre le 7.00) da Napoli centro in direzione Licola, in modo da pedalare nelle ore fresche della giornata ed evitare un po’ di traffico: si può scegliere la strada che si vuole, l’importante è arrivare sulla Domiziana (state tranquilli, fortunatamente non è più lo stradone di una volta: è stata in gran parte rifatta e grazie alle rotonde le auto non corrono più da pazzi, e si possono anche incontrare gruppi di ciclisti e cicloturisti con cui scambiare due chiacchiere al volo). In alternativa, se si sceglie di partire da un altro punto, si può percorrere la circonvallazione nord (Casoria, Arzano, Giugliano ecc.) mentre chi non se la sentisse di pedalare in questo primo tratto può tentare di salire sulla Cumana (dove le bici per regolamento non sarebbero ammesse).

In questa prima parte “entro-regione” il percorso è del tutto pianeggiante; attraverseremo luoghi ‘ameni’ come Castelvolturno, Mondragone…passando oltre il pìù velocemente possibile, fino al confine col Lazio, posto sul ponte del Garigliano; a Scauri-Minturno possiamo fare una prima sosta e aspettare gli eventuali compagni di viaggio che avranno optato per il treno FS. Fin qui sono 100 km (se fatti in bici; 70 col treno) che, se fatti in allegra compagnia e col fresco della mattina, non pesano troppo sull’economia del viaggio. A seguire ancora pianura: Formia, e finalmente Gaeta. Da qui in avanti la strada inizia a essere più movimentata, con curve e saliscendi, mostrando a tratti una bellezza simile alla costiera cilentana: esplosioni di colori e profumi, panorami selvaggi di cui godere in corsa. Questo è l’unico tratto un po’ impegnativo del primo giorno, ma…merita.
Comunque, dosando sapientemente le energie, dopo un po’ si arriva a Sperlonga – toccata e fuga – si prosegue fino a Terracina, dove siete pregati di non badare se qualcuno (come il sottoscritto) dovesse gettare l’idea provocatoria di andare sulla rocca della città ad ammirare il tempio di Giove Anxur.. ;-). Da lì, un’altra 15ina di km e si arriva a Sabaudia, dove ci accamperemo per il pernottamento “free-camping” in spiaggia o nell’accogliente pineta nei pressi della zona camper con annessa fontanina; in verità, il campeggio non sarebbe proprio consentito, ma confidiamo sempre nella benevolenza dei carabinieri, la cui stazione è proprio di fronte la pineta…tanto, disturbiamo solo per una notte prima di levare le tende. (L’unica vera controindicazione sono i possibili comizi locali, per lo più di matrice fascista: le radici storiche di Sabaudia sono arcifamose…purtroppo.)
La mattina successiva ci si mette in viaggio di buon’ora, ma chi si lamenterà per l’alzataccia sarà ripagato da una specie di ‘incanto’: la magia delle dune di Sabaudia. Almeno questa è l’impressione che ha mi ha suscitato sin dalla prima volta vedere il sole sorgere da dietro le dune, col riverbero della luce che filtra il pulviscolo che galleggia nell’aria, interrotto da qualche macchia a forma di leprotto, mentre si passa sotto ponti naturali di alberi, con l’odore del mare a sinistra e della vegetazione a destra. Credo che il viaggio valga la fatica anche solo per questo.
Da lì in avanti ci manterremo sul lungocosta, tutto pianeggiante, passando per Nettuno e Anzio, fermandoci per una giusta pausa colazione; dopodiché si dovrà decidere il percorso per appropinquarci all’Urbe. Personalmente non sono del parere di passare per i Castelli (colline…discrete), quanto di prendere la Nettunense, passare quindi per Aprilia, Ardea e Pomezia che ci condurranno a sud-est della capitale; da lì è possibile imboccare una delle vie vecchie come la Pontina o la Laurentina, che per parte loro ci saluteranno con una bella imbottigliata nel traffico (che lì è abbastanza pericoloso, benché i romani mi sembra guidino decisamente meglio dei colleghi partenopei); meglio ancora, tentare la fortuna per le vie secondarie, potendo anche contare sulle buone indicazioni dei locali. Il resto “verrà da sè”, e con una buona dose di fortuna arriveremo alla Ciclofficina Don Chisciotte (presso la ex-Snia, sulla Prenestina) giusto in tempo per il pranzo 😉

Riepilogando:
1a tappa Napoli-Sabaudia: 160 km circa (130 con Cumana)
2a tappa Sabaudia-Roma: 110-120 km circa

Sottolineo che, per chi ha un allenamento sui “100 e qualcosa” giornalieri, il viaggio non è particolarmente impegnativo, considerato che per la maggior parte è pianeggiante; poi, dal momento che nel primo giorno viaggeremo a fianco della ferrovia, fino a Formia, non è disdicevole iniziare da lì, per chi non se la sentisse di farlo tutto in bici.
Per quanto riguarda il mezzo…la bici da corsa va bene, ma non sempre è predisposta per il portapacchi; meglio forse un’ibrida, per i rapporti di marcia più corti e per i copertoni più larghi che possono sopportare un maggior peso e garantire una certa sicurezza di marcia. Se si usa la mtb è “obbligatorio” alleggerirla e mettere su un buon paio di copertoni da asfalto (gili “slick”, quelli lisci senza scolpiture). Va da sé che il mezzo dev’essere in ottime condizioni, per ridurre al minimo la possibilità di incidenti che rallenterebbero tutto il gruppo: quindi revisionatelo o fatelo revisionare (la Ciclofficina Massimo Troisi esiste anche per questo! http://www.facebook.com/ciclofficinamassimotroisi)
E soprattutto, l’elemento più indispensabile di tutti…non difettare di entusiasmo! ;-)))

La Decrescita secondo Franco Berardi “Bifo”

anche se datato ancora molto attuale

Posted by selvatici on 29/06/2008

Nove anni dopo Seattle. Una nuova strategia anzi due per le donne e per gli uomini che non accettano la schiavitù e la guerra, di Franco “Bifo” Berardi, da Rekombinant

Nel 1999 a Seattle cominciò una rivolta morale. Dopo l’attacco contro il summit del WTO milioni di persone in tutto il mondo dichiararono che il globalismo capitalista è un fattore di devastazione psichica e ambientale. Per due anni il movimento globale attivò un efficae processo di critica delle politiche neo-liberiste, aprendo la strada alla speranza di un cambiamento radicale. Poi, dopo la battaglia di Genova cambiò lo scenario narrativo di fondo e la guerra conquistò il posto centrale della scena. Il movimento non fermò allora la sua azione, ma la sua efficacia fu rapidamente ridotta a zero, come dimostrò l’immensa manifestazione mondiale del 15 febbraio del 2003, che non riuscì a fermare la guerra criminale lanciata dai peggiori assassini che la storia umana conosca. Il movimento non riuscì a diffondersi allora nella vita quotidiana della società di tutto il mondo, non riuscì a dar vita a un processo di autorganizzazione del lavoro tecnico-scientifico.

Sapporo e il fallimento delle politiche neoliberiste

Oggi, nove anni dopo Seattle, mentre i padroni del mondo si riuniscono a Sapporo per prendere atto di un fallimento colossale delle loro politiche, ma anche per ribadirle nonostante tutto, dobbiamo inventare una nuova strategia per il movimento, anzi forse due.

 

Una strategia (anzi forse due) che parta dalla consapevolezza che il potere globale è oggi fondato sulla guerra, e che una dittatura militare sta prendendo forma nel mondo: una dittatura le cui radici sono profonde nei processi di produzione, nella cultura razzista e nell’odio interetnico e inter-religioso che i papi e gli ayatollah hanno seminato nella mente spaventata e ignorante della maggioranza dell’umanità. La politica neoliberista ha distrutto l’idea stessa di una sfera pubblica nel campo dell’economia e in quello dei media. Ha privatizzato ogni frammento della produzione, della comunicazione, del linguaggio e perfino dell’affettività. La competizione ha preso il posto della solidarietà in ogni aspetto della vita eil crimine è divenuto la forma prevalente della relazione economica. La guerra globale è il compimento naturale di questa mutazione criminale del modo di produzione capitalista. E la devastazione sistematica dell’ambiente fisico e psichico è l’effetto naturale di questa mutazione.

l’impero del Caos

Le forze democratiche si aspettano qualche sollievo dalla possibile vittoria di Barack Obama alle prossime elezioni americane. Ma vediamo bene il paradosso della situazione. Gli Stati Uniti d’America hanno perduto la loro egemonia militare, perché il fanatismo religioso, il fondamentalismo islamico, il nazionalismo russo risorgente, e il terrore sono strategicamente vincenti nel territorio euro-asiatico. Dall’Afghanistan al Pakistan dall’Iraq all’Iran al Libano, dal Caucaso all’Ucraina, l’egemonia occidentale sta perdendo terreno. Inoltre, la crisi finanziaria apre la strada a un collasso del potere americanom, e la recessione inflattiva che si sta diffondendo dovunque produce disordine e sfiducia nelle società occidentali, e queste, prive di una prospettiva egualitaria, si trasformano in razzismo. Nel decennio della presidenza Clinton era possibile parlare (seppure mai in maniera molto convincente) di un Impero americano, ma dopo l’inizio della guerra infinita, coloro che avevano parlato di impero americano hanno dovuto parlare di un colpo di stato all’interno dell’impero. Se le cose sono così dobbiamo ammettere che questo colpo di stato ha ottenuto il suo scopo. I guerrafondai hanno perso le loro guerre (la guerra in Iraq è stata un fallimento completo, la guerra in Afghanistan si trascina verso la sconfitta, la guerra in Iran non si vincerà mai). Cionostante hanno vinto la guerra per il profitto da petrolio e per un aumento della spesa militare, e quel che è peggio hanno vinto la loro guerra contro la pace e contro l’umanità. Oggi, mentre alla Casa Bianca si può attendere che entri una persona di sentimenti democratici, l’Impero americano cade a pezzi e il Caos è l’unico Imperatore del mondo. una strategia del monastero felice Che possiamo fare in un panorama distopico di questo tipo? Quale strategia possono elaborare le donne e gli uomini che vogliono la pace e la giustizia? Forse non una strategia è quello che ci occorre, ma due. Nessuna speranza è in vista, dal momento che la svolta criminale del capitalismo sta producendo effetti irreversibili nella cultura e nel comportamento della società planetaria, dividendola in tre sezioni prive di ogni universalità e di ogni sentimento solidale. Un terzo dell’umanità è un pericolo di vita: la fame si sta diffondendo come mai prima. La crisi energetica diffonde aggressività e inflazione. La guerra devasta le case e le terre. Un terzo dell’umanità vive in condizioni di sfruttamento semi-schiavistico, con orari di lavoro che non hanno più limiti e con salari decisi unilateralmente dai capitalisti. Ma sono talmente terrorizzati dalla precarietà e dalla paura di finire nell’abisso della fame e dell’emarginazione che sono costretti ad accettare qualsiasi ricatto. Un terzo dell’umanità è armata fino ai denti per difendere i suoi livelli di vita e di consumo contro l’esercito dei migranti che premono ai confini della società occidentale. Io penso che dobbiamo ritirarci ed evitare ogni scontro, ogni conflitto che sarebbe oggi inevitabilmente perdente. Dobbiamo creare una sfera autonoma e sicura per quella piccola minoranza della popolazione del mondo che vuole salvare l’eredità della civiltà umanista e le potenzialità dell’Intelletto generale, che sono in serio pericolo di una militarizzazione definitiva.

Dobbiamo preparaci a una lunga fase di barbarizzazione e di violenza. Nel primo decennio del secolo siamo entrati in un’era che assomiglia a quela che in Europa chiamiamo Medio Evo. Mentre il territorio era devastato da invasioni e l’eredità delle civiltà antiche era distrutta, gruppi di monaci salvarono la memoria del passato e soprattutto i semi di un possibile futuro. Noi non possiamo sapere se l’epoca barbarica durerà per decenni o per secoli, nè possiamo dire se l’ambiente fisico e psichico del pianeta sopravviverà all’attuale devastazione criminal-capitalista. Ma sappiamo di sicuro che non abbiamo né le armi per affrontare i distruttori, e dunque dobbiamo salvare noi stessi e la possibilità di un futuro umano. l’imprevedibile Questa è la strategia che io propongo. Ma una sola strategia non è sufficiente quando le cose sono caratterizzate da un indeterminismo profondo e le prospettive sono così imprevedibili come nel momento attuale. Non possiamo al momento dire quali conseguenze produrrà la fine dell’egemonia americana, nè quali sviluppi avrà la guerra che si svolge dal Pakistan alla striscia di Gaza. E non possiamo immaginare quali effetti produrrà la guerra civile a bassa intensità che si sta combattendo in Europa per motivi etnici, né quali conseguenze produrrà la recessione che corrode l’economia e la sopravvivenza dei lavoratori occidentali. Per il momento abbiamo assistito ad un’evoluzione razzista e fascista della cultura operaia in Europa, ma domani chi lo sa. Bene, io penso che mentre ci ritiriamo nei nostri monasteri non dovremmo dimenticare di prepararci per un improvviso rovesciamento delle prospettive. Dobbiamo essere pronti alla prospettiva di un lungo periodo di sottrazione monastica, ma anche alla prospettiva di un improvviso rovesciamento del panorama politico globale. Provate a immaginarvi la rivolta degli operai cinesi contro il capitalismo nazional-socialista, o l’esplosione di una aperta guerra razziale in Europa, il collasso del sistema militare ameircano incapace di far fronte a una nuova ondata di terrorismo. Provate a immaginare il collasso apocalittico degli eco-sisteni di zone nevralgche del mondo. Questi scenari sono perfettamente realistici nel prossimo futuro e potrebbero provocare un mutamento radicale dell’atteggiamento politico della maggioranza della popolazione mondiale.

dobbiamo creare l’esempio vivente di un altro stile di vita che non sia basato sul consumismo e sull’ossessione della crescita e sulla nevrosi della competizione. Il nostro compito centrale nel prossimo futuro è la ridefinizione dell’idea stessa di benessere, di ricchezza e di felicità. Il nostro compito è la creazione di monasteri in cui si sperimenti il benessere frugale. Critica della naturalizzazione del paradigma della crescita, elaborazione culturale di un nuovo paradigma basato sull’abbandono dell’ossessione della crescita, finalizzato alla frugalità, alla produzione ad alta intensità di sapere, alla solidarietà, e alla pigrizia, e al rifiuto della competizione. Il capitalismo ha identificato il benessere e l’accumulazione, la felicità e il consumismo la ricchezza e lo spreco delle risorse naturali e psichiche.

Dobbiamo diventare l’esempio vivente di uno stile di vita in cui il benessere sia unita alla frugalità, la felicità alla generosità, e la produzione sia unita con la pigrizia e il dolce far niente. La riccezza non ha nulla a che fare con il consumo compulsivo e con l’accumulazione ossessiva. La ricchezza è il piacere di essere, e il godimento del tempo”.

http://selvatici.wordpress.com/2008/06/29/la-decrescita-secondo-bifo/

“tu no puedes comprar el viento tu no puedes comprar el sol…”

Soy,
Soy lo que dejaron,
soy toda la sobra de lo que se robaron.
Un pueblo escondido en la cima,
mi piel es de cuero por eso aguanta cualquier clima.
Soy una fábrica de humo,
mano de obra campesina para tu consumo
Frente de frio en el medio del verano,
el amor en los tiempos del cólera, mi hermano.
El sol que nace y el día que muere,
con los mejores atardeceres.
Soy el desarrollo en carne viva,
un discurso político sin saliva.
Las caras más bonitas que he conocido,
soy la fotografía de un desaparecido.
Soy la sangre dentro de tus venas,
soy un pedazo de tierra que vale la pena.
soy una canasta con frijoles ,
soy Maradona contra Inglaterra anotándote dos goles.
Soy lo que sostiene mi bandera,
la espina dorsal del planeta es mi cordillera.
Soy lo que me enseño mi padre,
el que no quiere a su patria no quiere a su madre.
Soy América latina,
un pueblo sin piernas pero que camina.

Tú no puedes comprar al viento.
Tú no puedes comprar al sol.
Tú no puedes comprar la lluvia.
Tú no puedes comprar el calor.
Tú no puedes comprar las nubes.
Tú no puedes comprar los colores.
Tú no puedes comprar mi alegría.
Tú no puedes comprar mis dolores.

Tengo los lagos, tengo los ríos.
Tengo mis dientes pa` cuando me sonrío.
La nieve que maquilla mis montañas.
Tengo el sol que me seca y la lluvia que me baña.
Un desierto embriagado con bellos de un trago de pulque.
Para cantar con los coyotes, todo lo que necesito.
Tengo mis pulmones respirando azul clarito.
La altura que sofoca.
Soy las muelas de mi boca mascando coca.
El otoño con sus hojas desmalladas.
Los versos escritos bajo la noche estrellada.
Una viña repleta de uvas.
Un cañaveral bajo el sol en cuba.
Soy el mar Caribe que vigila las casitas,
Haciendo rituales de agua bendita.
El viento que peina mi cabello.
Soy todos los santos que cuelgan de mi cuello.
El jugo de mi lucha no es artificial,
Porque el abono de mi tierra es natural.

Tú no puedes comprar al viento.
Tú no puedes comprar al sol.
Tú no puedes comprar la lluvia.
Tú no puedes comprar el calor.
Tú no puedes comprar las nubes.
Tú no puedes comprar los colores.
Tú no puedes comprar mi alegría.
Tú no puedes comprar mis dolores.

Você não pode comprar o vento
Você não pode comprar o sol
Você não pode comprar chuva
Você não pode comprar o calor
Você não pode comprar as nuvens
Você não pode comprar as cores
Você não pode comprar minha felicidade
Você não pode comprar minha tristeza

Tú no puedes comprar al sol.
Tú no puedes comprar la lluvia.
(Vamos dibujando el camino,
vamos caminando)
No puedes comprar mi vida.
MI TIERRA NO SE VENDE.

Trabajo en bruto pero con orgullo,
Aquí se comparte, lo mío es tuyo.
Este pueblo no se ahoga con marullos,
Y si se derrumba yo lo reconstruyo.
Tampoco pestañeo cuando te miro,
Para q te acuerdes de mi apellido.
La operación cóndor invadiendo mi nido,
¡Perdono pero nunca olvido!

(Vamos caminando)
Aquí se respira lucha.
(Vamos caminando)
Yo canto porque se escucha.

Aquí estamos de pie
¡Que viva Latinoamérica!

No puedes comprar mi vida.

LATINOAMERICA ES EL NUEVO VIDEO QUE PRESENTO CALLE 13 donde muestra un collage de imágenes regionales rodadas en Puerto Rico, Colombia y en gran medida en Perú, y tuvo en la dirección a dos realizadores peruanos, Jorge Carmona y Milovan Radovic, para la productora Patria. La filmación demandó un mes, entre mayo y junio de este año.
También aparecen en el video Susana Baca (quien además de cantante es Ministra de Cultura de Perú) y Totó La Momposina, (cantante folklorica colombiana) que participaron en la grabación junto a los boricuas y la brasileña María Rita